Villa Greppi diventa un grande atelier per artisti

Villa Greppi apre le sue porte agli artisti e diventa un grande atelier d’arte. Con il progetto Residenze d’artista, il Consorzio Brianteo Villa Greppi destina alcuni dei suoi spazi all’accoglienza di artisti in arrivo da tutto il mondo: un’iniziativa che trasforma gli ambienti al piano terra della Villa di Monticello Brianza in veri e propri atelier per la creazione artistica e la villetta situata all’ingresso del Parco in un alloggio temporaneo per quegli artisti che non sono del territorio.

Un progetto ambizioso, pensato per creare uno spazio di lavoro, ricerca e riflessione, per promuovere scambi culturali e per avvicinare ancora di più il mondo dell’Arte ai cittadini, che possono ammirare le opere e conoscere il processo creativo che porta alla loro realizzazione. Di anno in anno Villa Greppi accoglie diversi artisti, tutti chiamati a lavorare a un progetto tematico e a destinare una delle loro opere alla collezione d’arte del Consorzio.

«Il senso delle Residenze d’artista per Villa Greppi è creare un luogo stabile di produzione artistica, un riferimento per la ricerca e la produzione nelle arti visive che permetterà di aprire il mondo degli artisti al territorio. Vogliamo avvicinare i cittadini all’arte non solo attraverso la fruizione di opere compiute, ma attraverso la conoscenza del percorso di concepimento e di elaborazione espressiva che porta alla loro realizzazione, attraverso la conoscenza dell’autore, delle tecniche, della “fatica” dell’artista. Inoltre conserveremo le opere prodotte per creare una collezione a Villa Greppi».

Marta Comi, Presidente del Consorzio Villa Greppi

BANDI 2018:

> Bando residenze d’artista bimestrali 2018-2019 per artisti italiani e stranieri

> Call for artist residences at Villa Greppi 2018-2019 for Italian and non artists

> Bando per residenze d’artista a Villa Greppi – artisti italiani

 

edizione 2018

Quella delle Residenze d’artista è una realtà che, negli ultimi anni, si sta definendo con sempre maggior chiarezza anche in Italia. La possibilità di soggiornare in un luogo altro dalla propria residenza per dedicarsi alla propria arte in un contesto diverso da quello in cui si vive nella propria dimensione quotidiana è un’esperienza molto preziosa per un artista, al di là delle opportunità pratiche che la residenza offra.

Il Consorzio di Villa Greppi, nell’ambito del contenitore Villa Greppi per l’Arte, ha iniziato questa nuova avventura nel dicembre 2017, offrendo i propri spazi ad artisti locali e stranieri in due progetti paralleli: il primo prevede la residenza di due artisti del territorio ai quali viene dato a disposizione un atelier-laboratorio nel quale lavorare per un anno; il secondo ospita invece, ogni due mesi un artista differente, che avrà anche l’alloggio in Villa.

La finalità delle Residenze è sia, da una parte, mettere in contatto artisti di diversa provenienza tra di loro, lasciare che si confrontino, contaminino, relazionino, sia, dall’altra, portare l’arte nella sua forma più esperienziale e diretta più vicino agli utenti del Consorzio (adulti e bambini), organizzando incontri, dibattiti, momenti di confronto degli artisti residenti con il territorio.

L’idea della Residenza d’artista, dunque, proietta il Consorzio di Villa Greppi in una dimensione ben rara dell’universo artistico: quella della collaborazione attiva con gli artisti e il loro coinvolgimento diretto con il luogo e la realtà circostante.

Gli artisti residenti parteciperanno agli eventi di ogni genere organizzati in Villa, saranno a disposizione per dibattiti, visite da parte di appassionati e curiosi, laboratori nelle scuole e avranno, a loro volta, modo di incontrare altri artisti della zona, mettersi in relazione con realtà culturali del luogo, esplorare un territorio.

La prima call è stata vinta – su decisione di un comitato scientifico selezionato che ha fatto da giuria – da Federica Ferzoco e Leonardo Prencipe, che occuperanno per un anno gli spazi dell’atelier messo loro a disposizione. Due artisti molto diversi tra loro ma con un elemento in comune: la splendida leggerezza e trasparenza del loro linguaggio. Da una parte le garze della Ferzoco, dall’altra gli acquerelli di Prencipe. Una leggerezza tutta apparente, però, che nasconde, per entrambi, un linguaggio dal carattere forte e sicuro, che si traduce in immagini tutt’altro che lievi nella loro essenza.

La prima residenza bimestrale, invece, si è svolta in collaborazione con FARE e ha portato come primo ospite Gabriel Stöckli, che resterà in Villa Greppi fino a fine giugno 2018. In ottobre il testimone passerà a un nuovo residente, selezionato con una nuova call.

In dicembre una mostra collettiva racconterà il lavoro svolto dai residenti dell’anno, tracciando il primo tratto di un percorso che si spera darà frutti preziosi per chi parteciperà come artista e per chi, invece, deciderà di avvicinarsi a questa realtà come fruitore.

Simona Bartolena, consulente per le arti visive del Consorzio

Artisti residenti

  • 2018

    Leonardo Prencipe

    Il silenzio del tempo

    C’è un contrasto stridente tra il tocco raffinato, da abilissimo acquerellista, di Leonardo Prencipe e i soggetti da lui trattati. Un contrasto che accende riflessioni profonde sulla reale identità di un oggetto, anzi, di quel che resta di un oggetto, perché protagonisti delle opere dell’artista sono rottami, carrozzerie sfasciate, lamiere di ferro arrugginite che un tempo erano automobili e motociclette… Nella trasparenza del colore e nella leggerezza del segno, Prencipe dona a questi oggetti un tempo dinamici e ora inanimati un soffio vitale, ridandogli un’anima, un senso, un nuovo ruolo. C’è una poesia malinconica negli acquerelli di Leonardo, c’è il silenzio del tempo che su queste auto e su queste moto è passato, lasciando i suoi segni, graffiando e guastando, incapace, però, di cancellarne del tutto l’identità, di occultarne il ricordo. Ed è proprio questa identità che Prencipe richiama alla memoria, evocando ricordi e emozioni legati alla storia, con un punto di vista che riconsidera il rottame come qualcosa da valorizzare e nobilitare. Anche facendone un soggetto pittorico. Per l’opera finale da lasciare a Villa Greppi Prencipe ha pensato alla raffigurazione di una Moto Guzzi, veicolo profondamente legato al territorio lecchese.

    (Simona Bartolena)

    BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

    Leonardo Prencipe nasce a Manfredonia nel 1985. Dopo essersi diplomato, si trasferisce a Bologna dove inizia gli studi di pittura all’Accademia di belle Arti nel corso del Prof. Bruno Benuzzi. Contemporaneamente all’accademia, frequenta un corso di fumetto ed illustrazione presso l’associazione Giardini Margherita di Bologna. Interrompe gli studi in accademia e si sposta a Chieti dove si diploma nel corso di Fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics di Pescara. Nel frattempo continua a studiare la pittura come autodidatta e nel 2010 si trasferisce a Milano dove riprende gli studi interrotti all’accademia di Belle arti Acme, frequentando il corso di pittura del Prof. Bernardino Luino. In seguito si trasferisce a Brera, e conclude il percorso di pittura con il Prof. Renato Galbusera, diplomandosi nel 2013 con il massimo dei voti. Ha in attivo diverse esposizioni su tutto il territorio nazionale.
    Attualmente vive e lavora a Lecco.

    APERTURA AL PUBBLICO DELL’ATELIER

    Tutti i martedì di luglio dalle ore 9.00 alle ore 13.00; domenica 15 settembre e domenica 23 settembre 2018, in occasione dell’iniziativa “Ville Aperte in Brianza”.

  • 2018

    Federica Ferzoco

    Presenze trasparenti

    “Credo che tutti abbiamo una seconda vita, quasi segreta, con la quale proviamo a vivere emozioni e pensieri diversi da quelli consueti. Quando ho cominciato il mio lavoro cercavo appunto di definire quest’altra me. Ogni ricerca personale, artistica, poetica ha bisogno delle sue definizioni particolari e credo che ogni artista non si senta appagato fin quando non trova questa sua dimensione, diciamo, parallela. Quando ho fatto il primo calco in garza ho scoperto proprio questo, un sentimento di definizione. Potevo, finalmente, abitare questa me parallela e comunicare da qui con gli altri.  La garza, per me, significava soprattutto trasparenza, leggerezza e presenza di una forma. Nel mondo simbolico da cui vedo la mia contemporaneità la trasparenza e l’allusione alla forma mi permettono di muovermi senza fissare delle appartenenze. Le nostre generazioni sono cresciute in un periodo nel quale le grandi aspirazioni e le certezze sociali venivano meno e abbiamo dovuto, in tempi brevi, riprogettare il nostro futuro. Oggi, credo che la nostra grande possibilità sia proprio l’incertezza ovvero quel momento dove il margine tra ciò che è definito e ciò che non lo è consente di sperimentare nuovi usi della libertà emotiva ed intellettuale. Con i miei lavori in garza faccio questo, abito delle possibilità”.

    Così, con la chiarezza e la serenità riguardo alla propria ricerca che la contraddistingue, Federica Ferzoco racconta i motivi del proprio lavoro. Federica indaga da sempre la materia, ne cerca gli aspetti meno consueti, ne trova i linguaggi più interessanti: la piega, la plasma, la trasforma, la rende veicolo di forme e figure senza tempo, sospese tra la tradizione classica e la sperimentazione contemporanea. Nelle sue garze, nei suoi tessuti leggeri, ineffabili, dinamici, tramuta i corpi in spiriti o forse, al contrario, dona agli spiriti un corpo, rendendoli visibili ai nostri occhi. Sono figure che spiazzano, ma non spaventano né inquietano, anzi semmai incantano, regalandoci una splendida sensazione di avvolgente intimità, inducendoci ad abbassare un po’ la voce, quasi per non destarle o per non rompere la magia della loro silenziosa presenza, della loro serena, naturale sebbene inspiegabile, immobilità.

    I corpi in garza della Ferzoco abitano gli spazi, si adagiano negli ambienti prendendone possesso. Essi dialogano con il mondo e la sue forze naturali, temono gli elementi (come si preoccupa Federica per la possibile presenza di umidità, condizione letale per il suo lavoro! Come si preoccupa per la delicatezza delle sue sculture!) ma al contempo sfidano ciò che li circonda, cambiando in qualche modo la dimensione spazio-temporale del luogo dove sono collocati. E sono molto più forti di quanto la loro stessa creatrice non creda. Forse possono sciuparsi, danneggiarsi, mutarsi in qualcosa di diverso dalla perfezione del calco uscita dalle mani dell’artista… Ma sopravvivono. Corpi immobili ma non statici. Ombre ma non spettri. Riflessi di vite ancora presenti. Ci sono. Esistono qui e ora. Pare anche di udirne il respiro. Per Villa Greppi Federica ha intenzione di creare un’installazione con i calchi di coloro che in un anno di lavoro si sono prestati a farle da modelli.

    (Simona Bartolena)

    BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

    Federica Ferzoco vive e lavora a Milano, dove ha conseguito il Diploma Accademico in
    Scultura e il Diploma di 2° Livello a indirizzo Didattico all’Accademia di Belle Arti di Brera.
    Alla sua attività artistica affianca l’insegnamento delle Discipline Plastiche e Scultoree nella scuola secondaria di secondo grado.
    > Leggi la sua biografia dettagliata

    APERTURA AL PUBBLICO DELL’ATELIER

    Giovedì 5 luglio dalle ore 15.00 alle 18.00; giovedì 12 luglio dalle ore 15.00 alle 18.00; lunedì 30 luglio dalle 20.15, in occasione della proiezione cinematografica di “Rapsodia d’Agosto”; giovedì 19 agosto dalle 15.00 alle 18.00; domenica 15 settembre e domenica 23 settembre 2018, in occasione dell’iniziativa “Ville Aperte in Brianza”.
    Per chi lo desiderasse, durante le aperture al pubblico è possibile chiedere di partecipare alla realizzazione dell’installazione artistica offrendosi per un calco.
  • 2018

    Gabriel Stöckli

    Maggio e giugno 2018

    Gabriel Stöckli (1991) è un artista svizzero che vive e lavora tra Milano, dove frequenta il biennio specialistico in arti visive e studi curatoriali di NABA, e Balerna (CH). La sua ricerca si sviluppa a partire da una dimensione progettuale e compositiva declinata attraverso differenti modalità operative: collages, sovrapposizioni, decostruzioni di immagini, idee, oggetti che spesso appartengono a una quotidianità che lo circonda. Utilizza tecniche e materiali eterogenei con cui scomporre frammenti di realtà, foto e cartoline, tra le più disparate prelevate e ritagliate da magazines, giornali e rotocalchi, appartenenti anche a un immaginario popolare e diffuso; particolarmente importante il proprio background adolescenziale, che attinge allo skateboarding, musica e in generale a una maggiore spensieratezza. La procedura di costruzione di ogni lavoro rimanda a un concetto di modularità ottenuto con diversi espedienti tecnici come campiture cromatiche, installazioni e visioni in movimento.

Leonardo Prencipe
Opere

Federica Ferzoco
Opere