Fondo Greppi

Alessandro GreppiArtista dell'ottocento

Tra i componenti della nobile casata Greppi, Alessandro, figlio del conte Antonio II, fu attento testimone del suo tempo, uomo pienamente ottocentesco. Studiò pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e, come tutti in famiglia, visse di rendita. Trascorse la sua agiata vita coltivando l’amore per l’arte e compiendo opere in favore di istituzioni benefiche come gli Asili di Carità.

Il matrimonio con Giustina Sormani Andreani Verri, “vero e proprio concentrato di storia e aristocrazia milanese”, venne celebrato nel 1862 e da allora la moglie, con tutti gli altri membri della famiglia Greppi, lo accompagnò ogni anno nei lunghi soggiorni nella villa di Casatevecchio in Brianza.

Il fondo iconografico

“È un diarieggiare annotando per immagini che ci permette di conoscere tanti fatterelli perduti, più che dimenticati, nei giorni impietosi trascorsi; un ritrovare luoghi ed atmosfere stravolte nello svolgersi della nostra storia e della nostra società”.

Così viene presentata la grande raccolta delle opere pittoriche di Alessandro Greppi nel documento descrittivo riguardante la sua consistenza, conservato presso l’Archivio del Consorzio Brianteo Villa Greppi, così come il materiale documentario che racconta la storia e la vita della famiglia Greppi e della Brianza del XIX secolo. Diari, carteggi e disegni che non si limitano al territorio brianzolo, ma spaziano in una vastità di luoghi, vicini e lontani, dentro e fuori l’Italia e l’Europa, posti frequentati dai Greppi, conosciuti e visti in occasioni ripetute o durante lunghi viaggi fin nell’estremo Oriente. Alessandro Greppi ha usato matita e altri strumenti pittorici come una macchina fotografica “ante litteram”, catturando in sapienti “scatti” momenti di quotidiana esistenza e scorci naturali, colti con l’accuratezza del dettaglio o trattati semplicemente con l’essenzialità dello schizzo.
Ma altre ai disegni ci sono anche i diari, come scrive Guido Lopez nel libro “La Brianza vista da Alessandro Greppi”, edito dal Consorzio Brianteo: “Si dice che dopo il Porta e il Manzoni l’umorismo a Milano sia rimasto confinato sui giornali satirici… In questo vuoto, ecco una scoperta assolutamente inedita e, nel suo genere, sensazionale: i diari di Alessandro Greppi… I titoli degli albi volgono già loro all’ironia: “L’ozio è il padre dei vizi e di questi disegni”, “The Illustrated Casate News”, ”Il Minestrone della villeggiatura”, “A Casatevecchio …molto vecchio”. E ancora: “L’ingegno e il segno di Alessandro Greppi sono specialmente incisivi quando si applicano a cogliere l’immagine della vita nel suo procedere quotidiano – piuttosto che nel suo atteggiarsi in posa – e questo è vero tanto per i soggetti che appartengono al mondo greppiano, raccontati con irrefrenabile ironia, quanto se gli avvenga di soffermarsi sulla gente anonima, sul borghesotto con pancia, i poveri, i bambini, la gente al lavoro o in festa. Per gli umili Alessandro nutre un istintivo rispetto, scevro da pietismo. Lo accompagna una singolare maestria nel rappresentare gli assembramenti, le folle, che per lo più inquadra dall’alto, abituato com’è a sporgersi dalla finestra della stanza o dal poggio della villa”.

Alcune pagine risultano addirittura esilaranti, ne è un esempio la descrizione di una visita alla famiglia della moglie, presso la villa di Lurago, nel novembre del 1873: “Il signor prevosto!” grida un servitore. Il padre, i figli, i conti del luogo, sbalzano in piedi: il potere civile si inchina al religioso. Il prevosto entra fregandosi le mani e dietro a lui e quasi dissopra a lui l’asta lunga del coadiutore, giuntata a metà e tenuta insieme dalla cintura, compare sull’uscio e si avanza colla metà superiore piegata in avanti e ciondolante”.

Dai sacchi di juta al "ritorno a casa"

In seguito al passaggio di proprietà della villa e delle sue pertinenze alla Santa Sede, avvenuto alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, dopo la morte dell’ultima discendente Greppi-Ponti e di suo nipote Fabio Ponti, che ne aveva ereditato i beni, i disegni e quello che restava della biblioteca di famiglia furono acquistati, nel 1971, dal libraio antiquario milanese Francesco Radaelli.
Si deve a lui e a sua moglie una prima inventariazione sistematica del Fondo, disordinatamente giunto loro all’interno di sacchi di juta.
Una ventina d’anni più tardi l’imprenditore brianzolo Walter Fontana diventò il nuovo proprietario del ricco patrimonio artistico, da lui custodito con passione fino alla sua scomparsa. Il Consorzio Brianteo Villa Greppi, con l’accensione di un mutuo, ha acquisito dagli eredi l’intero Fondo nel novembre del 2007, riportando “a casa” disegni, acquerelli, schizzi e tutto quello che ha preso vita dalla mano di Alessandro.
In realtà l’acquisto è stato il capolinea di un lungo percorso avviato agli inizi degli anni Ottanta dall’allora sindaco di Monticello Brianza, Vittorio Cazzaniga, primo presidente del Consorzio, che, coadiuvato dallo studioso di storia locale Sandro Pirovano, aveva stabilito i primi contatti con l’antiquario Radaelli, interessandosi al Fondo e promuovendo le prime esposizioni pubbliche delle opere.

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Testi liberamente tratti dalle pubblicazioni “Vila Greppi. Un luogo e la sua gente” di Laura Caspani e “La Brianza vista da Alessandro Greppi” di Guido Lopez.

LA CATALOGAZIONE

L’acquisizione rende oggi possibile la conoscenza dei disegni al pubblico e, soprattutto, l’avvio di un’imprescindibile attività di catalogazione, tuttora in corso di svolgimento.
Il lavoro, avviato con il supporto della Provincia di Lecco, in collaborazione con la Regione Lombardia, subito dopo l’acquisizione del fondo è una fondamentale attività di inventariazione e pubblicazione di schede descrittive in rete, attraverso il Sistema Informativo Regionale Beni Culturali (SIRBeC), la banca dati della Regione dedicata alla catalogazione del patrimonio culturale lombardo.
Il lavoro, sin qui svolto dalla Cooperativa Brig per conto del Consorzio, richiederà ancora diversi anni per essere completato.

> vai al sito del SIRBeC